AI nelle PMI italiane: raddoppiate in un anno, ma ancora una su sei
Quindici dicembre 2025. L’ISTAT aggiorna il rapporto Imprese e ICT e il dato sull’AI raddoppia: una PMI su sei dichiara di usarla. Un anno prima era una su tredici. Ma prima di brindare, vale la pena guardare i numeri da vicino — perché i casi d’uso IA in azienda raccontano storie molto diverse tra chi ha dieci dipendenti e chi ne ha duecentocinquanta.
I numeri: cosa dice il rapporto ISTAT 2025
Il rapporto ISTAT “Imprese e ICT — Anno 2025”, pubblicato il 15 dicembre 2025, fotografa la situazione delle imprese con almeno 10 addetti. I dati principali:
- Il 15,7% delle PMI italiane usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale (era il 7,7% nel 2024 e il 5,0% nel 2023).
- Tra le grandi imprese (250+ addetti) la quota sale al 53,1%, dal 32,5% dell’anno precedente.
- Il divario tra grandi e piccole è passato da circa 20 punti percentuali nel 2023 a 37 nel 2025.
In pratica, più le grandi imprese accelerano, più le piccole restano indietro. Non perché non vogliano, ma perché mancano le condizioni per partire.
Due letture dello stesso dato
La prima lettura è positiva: il raddoppio in un anno significa che l’AI è uscita dalla fase “giocattolo” ed è entrata nelle liste degli strumenti operativi. La seconda è meno rassicurante: l’83,6% delle imprese italiane con 10 o più addetti non usa ancora nessuna tecnologia di intelligenza artificiale. E il motivo principale, secondo l’ISTAT, non è il costo.
Quasi il 60% delle imprese che ha valutato l’investimento in AI e poi si è fermato ha citato la mancanza di competenze adeguate come ostacolo principale.
Fonte: ISTAT, Imprese e ICT 2025
Per chi lavora con le PMI del Veneto e del Nord Italia, non è una sorpresa. Il problema non è trovare il software: è capire dove infilarlo nel processo.

L’AI sommersa: c’è già, ma non è aziendale
C’è un dato che l’ISTAT non misura e che però vediamo ogni settimana parlando con le imprese: l’uso personale dell’intelligenza artificiale. Il titolare che usa ChatGPT per riscrivere un’email. Il commerciale che si fa aiutare con un’offerta. La segretaria che traduce un documento.
Nessuno di questi usi lascia traccia nei sistemi aziendali. I dati restano sul telefono di chi li ha generati, le regole le decide chi ha aperto il browser e il risultato non è replicabile.
Questo è il vero passaggio: dall’uso personale all’uso aziendale dell’intelligenza artificiale in azienda. Non è questione di strumenti diversi, è questione di struttura.
Tre domande per passare dall’uso personale ai casi d’uso IA in azienda
Se nella tua azienda qualcuno già usa l’AI “per conto suo”, il passo successivo non è comprare una piattaforma. È rispondere a tre domande.
Quali dati servono, e dove sono?
L’AI lavora con i dati. Se i tuoi sono sparsi tra fogli Excel, email e cartelle condivise, il primo investimento è metterli in ordine. Non serve un data lake: serve sapere dove stanno le informazioni che il processo ha bisogno di leggere.
Quali regole devono valere?
Un testo generato con l’AI e spedito a un cliente diventa comunicazione aziendale. Un preventivo “suggerito” dall’AI è comunque un impegno commerciale. L’AI Act introduce obblighi precisi su trasparenza e supervisione umana: non è roba da rimandare.
Chi ne risponde?
Se il risultato è sbagliato, chi se ne accorge? Chi corregge? Chi decide se quel processo può funzionare con l’AI o no? Senza un responsabile, l’uso resta episodico — e il rischio sale.
Queste tre domande sono anche il punto di partenza per capire come i casi d’uso IA in azienda prendono forma nella pratica: non come moda, ma come strumento che entra nel flusso di lavoro.
Da dove partire
I dati ISTAT dicono che il raddoppio c’è stato. Ma tra “usare l’AI” e “usarla in modo strutturato” c’è una distanza che si misura in organizzazione, non in tecnologia. Se stai cercando di capire da dove cominciare, i tre punti qui sopra sono un buon inizio. E se vuoi confrontarti su un caso specifico, siamo a Castelnuovo del Garda — parliamone.
Anna De Carolis
Social Media Manager e Content Strategist di SpsProject. Si occupa della comunicazione digitale, della gestione dei canali social e della creazione di contenuti per il blog aziendale. Appassionata di tecnologia e innovazione, traduce il mondo dello sviluppo software in contenuti accessibili e coinvolgenti.
